A Londra per scoprire il futuro della danza

“Sara guarda questo video, la coreografia è pazzesca! Vorrei conoscere l’artista.. “. Sui social si trova di tutto, ma a volte si trova anche un’ispirazione. Così dopo avermi scritto questo DM, Carola non ha saputo resistere, ha deciso che per apprezzare tanta bellezza non sarebbe stato sufficiente un’instagram story, bisognava vederla dal vivo. Ha comprato 2 biglietti per Southend e prenotato un pessimo Airbnb e alle 11 siamo decollate con la valigia piena di entusiasmo e forcine.

Decidiamo di dedicare il lunedì pomeriggio al turismo, perché anche se la città l’avevamo già vista entrambe, Londra si trasforma in pochi mesi, e non sai mai cosa aspettarti. Monopattini elettrici, negozi Pret à manger ovunque, temperature record e il The shard sono le princiapali novità riscontrate. Due biglietti per il Backyard cinema L.A. Nights alla Roundhouse ci permettono di rilassarci su comode poltroncine con i piedi nella sabbia e di rispolverare un pò di inglese con il film Blackkklansman.

Il Pineapple

Martedì la sveglia suona presto, ma i rumori della città e il letto ‘vintage’ ci svegliano anche prima. Partiamo a piedi verso il centro con destinazione Pineapple, una delle scuole di arti dello spettacolo più famose al mondo, un laboratorio di idee, un’officina d’arte. Pineapple Studios è stata fondata dall’ex modella Debbie Moore, la storia vuole che anche Debbie, come noi, soffrisse di ipotiroidismo e che avesse iniziato a studiare danza per contrastare l’aumento di peso da esso causato. Dopo la chiusura della scuola in cui studiava a Covent Garden, non riuscì a trovare un’alternativa adatta, così decise di aprire il suo studio nella zona. Pineapple Dance Studios è stato aperto nel 1979, con sede in un ex magazzino di ananas da cui la società prende il nome, si tratta di un complesso di 12 studi di danza che vengono utilizzati per vari scopi. Gli studi ospitano oltre 200 lezioni di danza in programma ogni settimana, aperte ai membri dello studio e al pubblico, tuttavia, gli studi sono diventati più ampiamente utilizzati dall’industria degli spettacoli come luogo di prove, casting e registrazioni. I clienti che usano gli studi includono importanti compagnie di danza, etichette discografiche, reti televisive, studi cinematografici, spettacoli del West End, compagnie di crociera e agenzie di modelle. È anche noto come uno studio di prova utilizzato dalle celebrità, tra cui Madonna, Beyoncé, Girls Aloud e Kylie Minogue. Secondo BBC London, è “uno dei più importanti studi di danza del mondo“.

Day 1

La prima lezione che frequentiamo è Contemporary ballet livello avanzato, tenuta da Tory Trotter, un’insegnante visionaria che mira a fondere la danza classica e quella contemporanea in un unico stile, con sorpresa infatti iniziamo la lezione alla sbarra. Il mantra della lezione è chiaro: “You have to take the positions of the classical ballet, and add the movement of the contemporary style”, da lei impariamo a lavorare sul cambio di dinamica e sulla fluidità del movimento. Valore aggiunto della lezione è la musica dal vivo, con un artista apparentemente italiano che alterna ritmi semplici e complessi, raffinati ed energici, con le sue percussioni un pò afro, Simone suona per un’ora e mezza ininterrottamente, sembra che i suoi polsi non vogliano stare fermi.

Essendo fuori allenamento siamo già esauste, decidiamo di cercare la sala di dynamic yoga per rilassarci un pò, ci accolgono Helen Wadge e un’aria molto viziata dalla lezione precedente. Nel corso della lezione realizziamo di non aver dato sufficiente peso al termine ‘dynamic’, la nostra colonna vertebrale assume forme ai limiti del contorsionismo e la nostra mente, anziché svuotarsi, attiva la modalità interprete per seguire le dettagliate istruzioni di Helen, che intanto sta facendo lo slalom tra i tappetini per cercare di correggerci. A fine lezione la dolce Helen ci regala cinque minuti di rilassamento, forse impietosita dalle nostre espressioni o forse per riposare un pò la voce. Usciamo con la schiena a metà tra The Rock e Dr.House  e con la stanchezza giusta per sederci a tavola.

Nel pomeriggio decidiamo di smaltire l’acido lattico e di uscire dalla nostra comfort zone infilandoci nella lezione di Hazel Culliney, lo stile è hip hop/jazz funk, almeno così è scritto sulla timetable, per noi lo stile è semplicemente nuovo e sconosciuto, come assaggiare un kiwi per la prima volta. Siamo partite con i nostri pregiudizi da ballerine classiche, la convinzione che nell’hip hop sia tutto molto più libero e dozzinale, ma li abbiamo messi in discussione. Dietro ad ogni passo infatti c’è una profonda ricerca del movimento, insomma la buccia pelosa non fa ben sperare, ma alla fine si scopre un bel verde brillante e una buona dose di magnesio che allevia la fatica, la differenza dallo stile classico è che per perfezionare il movimento si lascia molta più libertà all’interpretazione personale e alla naturalezza dell’esecuzione. Hazel ci fa giocare molto con l’improvvisazione e ci invita a eseguire la coreografia nella maniera più easy possibile, come se stessimo raccontando una storia, una storia d’amore, un dramma, un’avventura, as you feel it dice lei.

Day 2

Il giorno successivo mentre passeggiamo lungo Regent’s Park ci lamentiamo della scarsa manutenzione del verde pubblico italiano e dei nostri muscoli indolenziti, ma ci facciamo coraggio a vicenda e approdiamo in sala con Renako McDonald, un coreografo contemporaneo di fama internazionale con uno stile lirico. Il riscaldamento con Renako mi fa pentire per quel croissant alle mandorle al parco e mi fa rimpiangere il letto seppur scomodo, in mezz’ora concentra una sequenza di esercizi molto simili al pilates ad un ritmo impaziente. L’obiettivo infatti è quello di costruire una coreografia nel tempo rimasto, e così si comincia; passo dopo passo trascina tutta la classe nella sua opera e mentre spiega, usa come riferimento musicale non i tempi, ma le parole, ogni movimento infatti interpreta il testo della canzone ‘Incomplete’. Il risultato è bellissimo, lo dimostra il lungo applauso a fine lezione.

Ci trasferiamo nella sala di classico fradice e iniziamo la lezione in compagnia di una classe molto variegata: ci sono Diana e Ashley, che studiano in accademia a Copenhagen, ma c’è anche Becca che ha 45 anni e fa tutt’altro lavoro, ma adora la danza, ci sono almeno altre 10 ragazze che studiano e lavorano nel mondo della danza in diversi Paesi e poi ci sono Stephen, circa 60 anni, di origini asiatiche e Lucy, con chignon, body e gonnellino, lei ha decisamente più di 60 anni e sembra essere l’unica londinese. La classe di Ian Knowles è davvero un bel potpourri, solo che puzza di sudore. Una lezione dinamica e interessante quella  dell’ex-primo ballerino del Washington Ballet D.C., ad ispirarmi più di tutto, è il suo tono coinvolgente e il suo ‘everybody!‘ che usa come un veneto userebbe ‘ciò’, un intercalare che infila alla fine di ogni frase, ma che ci richiama all’attenzione e ci trasmette motivazione. La lezione si conclude con una favolosa combinazione di grandi salti che, incontentabile, eseguo 6 volte (sì, mi piace saltare).

L’ultima lezione che frequentiamo mercoledì è di Maria Yacoob, ballerina e coreografa versatile ed entusiasta, che fa sembrare il riscaldamento di Renako una passeggiata, anche con lei impariamo una breve coreografia, che ci invita ad eseguire prestando particolare attenzione al respiro, il suo pezzo è un continuo alternarsi di aperture e chiusure, alti e bassi, salti e affondi che seguono perfettamente il respiro, per accontentare anche Carola, non manca un pò di floorwork, giusto per sbucciarsi un pò le ginocchia. Una meritatissima doccia e usciamo per raggiungere il Lyceum Theater, munite di biglietto per The Lion King il musical. Seppur visto dal loggione, lo spettacolo è da pelle d’oca e torniamo in camera canticchiando ‘In the circle of liiiife’.

Day 3

Giovedì cerchiamo di combinare gli orari delle lezioni al Pineapple e dei treni per Stansted riuscendo a ritagliare un pò di tempo per un’ultima lezione di contemporaneo, lungo la strada i rumors descrivono la giornata come la più calda mai esistita a Londra, ma sono pur sempre meno di 35°. In sala ad aspettarci c’è Charles, una tale diva che parla di sè in terza persona, un ballerino eccentrico e visionario che per ispirarci nell’interpretazione coreografica utilizza delle metafore intricate e psichedeliche, ma sorprendentemente efficaci. Facciamo un salto al Tate modern per fare il pieno di cultura e siamo pronte per tornare in patria, ma a Liverpool street regna il caos e il caldo, motivo per cui tutti i treni per Stanstend sono stati cancellati, così ci riuniamo due italiane, una brasiliana, una portoghese e un irlandese come in una barzelletta e saltiamo su un taxi chiedendogli di sfrecciare verso l’aeroporto, come in un film.

Una vacanza-studio divertente e stimolante la nostra, da ogni insegnante abbiamo cercato di trarre il massimo, ogni correzione, ogni consiglio, per cercare di migliorarci come allieve ma soprattutto come insegnanti, per tornare a casa pronte per affrontare il nuovo anno accademico con tante idee nuove, un metodo di insegnamento migliorato, un cueing perfezionato e tanto, tanto entusiasmo.

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